“Una casa a Parigi” S.L. Grey | Recensione

Una casa a Parigi” di S.L. Grey

 

La psicologa alla stazione di polizia ci ha consigliato di soffiare fuori la paura, di liberare l’energia negativa intrappolata dentro di noi. Ma l’idea di privarmi della paura mi terrorizza: la paura è utile, mi aiuta a restare vigile.

 

Trama
I protagonisti, Mark e Stephanie soffrono di stress da disturbo post traumatico. Recentemente hanno subito un furto in casa loro e non si sentono più al sicuro. Rimangono sempre allerta, dormono male, vivono male. Anche la loro relazione ne sta soffrendo. Motivo per cui decidono di concedersi una vacanza. Grazie a un sito di scambio di case si recano a Parigi con le migliori intenzioni. Si sentono già più rilassati e pronti a godersi quel soggiorno economico, ma qualcosa comincia ad andare storto nel momento in cui mettono piede in quella che dovrebbe essere l’abitaizone dei Petit. Quali segreti nasconde la casa? Cosa sta succedendo alle loro vite e alle loro menti?

 

Una casa a Parigi
Una casa a Parigi

 

 

Titolo: Una casa a Parigi

Autore: S.L. Grey

Editore: DeA Planeta

Genere: thriller psicologico

Data di pubblicazione: 3 Aprile 2018

Pagine: 300 pp., copertina rigida

Voto: 4/5

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Come si fa ad accettare la morte? Come si fa a non perdere la ragione, a restare calmi, a mantenere il controllo?

 

Recensione
Una casa a Parigi è un romanzo terribilmente inquietante, che ti cattura e coinvolge fin dalle prime pagine. Una volta cominciato la lettura sarà difficile smettere prima di essere arrivati all’ultima pagina. Una casa a Parigi ha le caratteristiche di un ottimo thriller psicologico. La storia procede con lentezza. I protagonisti ti danno dettagli senza rivelarti niente allo stesso tempo, condendo tutto con una generosa dose di tensione che stimola la tua curiosità e la tua voglia di continuare la lettura per sapere cosa succederà.
La struttura del romanzo è particolare. Ogni capitolo è raccontato dal punto di vista di uno dei protagonisti, ma non annoia perché l’uno riprende il racconto dove l’ha lasciato l’altro. I racconti non si ripetono mai. Il linguaggio usato dall’autrice è quindi semplice e colloquiale. L’autrice è stata molto brava a creare quell’atmosfera surreale, cupa e inquietante tipica di questo genere di romanzo.
Per certi versi, Una casa a Parigi, mi ha ricordato Shining di Stephen King. È vero, il famoso romanzo si svolge in un albergo mentre questo in delle case normalissime. Ma forse, è proprio questo a rendere il romanzo così inquietante e riuscito. L’averlo ambientato in delle case lo rende più reale e più vicino alle nostre vite. La stessa follia che nasce in Jack Torrance e lo consuma accompagna Mark fino a farlo cadere e a farlo rinchiudere in una clinica psichiatrica.
Ho apprezzato lo stile dell’autrice, tuttavia adesso necessito di qualcosa di leggero da leggere. Grazie a lei ho capito che il thriller psicologico non è decisamente il mio genere poiché non gradisco il senso di pesantezza che porta con sé.

 

Un abbraccio

Serena

 

 

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